Assaggio il cazzo nel Villaggio turistico
Avevo appena compiuto diciotto anni quando presentai la domanda per un posto da aiutante di sala in un villaggio turistico. La risposta arrivò in fretta: ero stato preso. Dopo la visita medica di routine, preparai le valigie e partii per l’aeroporto.
All’aeroporto incontrai gli altri ragazzi assunti per la stagione, tutti di nazionalità diverse, destinati alle cucine o ad altri reparti. Poco dopo arrivò la nostra guida, un uomo sui trent’anni, abbronzato e dal fisico muscoloso. Ci radunò e ci spiegò con tono serio le regole fondamentali: eravamo in un paese straniero con leggi molto severe, e il carcere non era un’opzione da prendere alla leggera.
Un pulmino ci portò fino al villaggio. Il posto era paradisiaco: palme alte, sole splendente, mare cristallino e una spiaggia bianchissima. Ci consegnarono le chiavi delle stanze, situate nella zona posteriore del villaggio, a una cinquantina di metri di distanza, immerse tra le palme. Avevamo il bagno privato con doccia, un vero lusso. Ci dissero di scegliere con chi dividere la camera. Incrociai lo sguardo con Raffaele, che mi fece un cenno chiaro: «Scegli me». Accettai subito.
Una volta entrati, disfacemmo le valigie. Sul letto trovammo l’uniforme: pantaloncini corti fino al ginocchio e una maglietta dello stesso colore, con il logo del villaggio e il mio nome, Adriano, ricamato. Insieme all’uniforme c’era un foglio con il regolamento interno. Era piuttosto rigido: niente estranei in stanza la sera, rientro obbligatorio entro le ventiquattro, consegna di passaporto e documenti alla direzione. Avevamo diritto a una sola telefonata personale a settimana, per me fissata alle ventidue. Dovevamo inoltre stare attenti agli abitanti locali, arabi, noti per vendere e rubare di tutto; era vietato avventurarsi da soli nel villaggio esterno. E soprattutto, mai accettare proposte di alcun tipo dai clienti, o saremmo stati licenziati immediatamente.
Il lavoro era intenso. C’era gente proveniente da ogni parte del mondo e serviva conoscere le lingue. Io me la cavavo con il francese e qualche parola di inglese.
La proposta sulla spiaggia
Una sera stavo servendo un tavolo occupato da sei uomini, tutti tra i quaranta e i cinquant’anni. Facevano apprezzamenti espliciti ai camerieri, ridendo tra loro. A un certo punto uno di loro mi afferrò la mano e, guardandomi negli occhi, mi chiese in francese quanto volessi per fare sesso. Risposi con calma, mantenendo il tono professionale. Lui insistette: erano tutti carichi e volevano divertirsi. Mi propose di vederci in fondo alla spiaggia, dove finivano le rocce, alle ventitré. Avrebbe portato mille euro in contanti. «In silenzio, nessuno deve sapere», concluse.
Quella notte, dopo il turno, feci una doccia veloce, infilai un pantaloncino leggero e una canotta e mi diressi verso il luogo dell’appuntamento. Lui era già lì, seduto su una roccia, con una bottiglia di vino fresco. Me la passò e ne bevvi alcuni sorsi. Senza perdere tempo mi abbracciò stringendomi forte. «Hai un culo favoloso», sussurrò. «Ti ho guardato tutta la sera.» La sua mano scivolò subito sulle mie natiche, le dita che premevano piano tra di esse.
«Mmm… fai piano», dissi. «Non è che sia proprio la prima volta, ma è da un po’ che non lo faccio. Usalo con delicatezza.»
Mi tolse la canotta e si spogliò completamente. Il suo cazzo era già duro, lungo e spesso. Lo guardai con desiderio. Mi abbassai e iniziai a succhiarlo, mentre lui mi teneva la testa ferma. Dopo qualche minuto mi alzai: «I soldi, dammeli adesso. Se arriva qualcuno dobbiamo essere pronti a scappare.» Mi diede una busta. Li contai rapidamente, poi ripresi a succhiarlo con più entusiasmo.
Mi fece alzare, mi appoggiò contro la roccia, mi allargò le gambe e mi leccò il culo con abbondante saliva. Poi mi afferrò per i fianchi e mi penetrò con forza. Mi tappò la bocca con una mano per soffocare i gemiti, mentre con l’altra mi strizzava i capezzoli. Mi girò la testa verso di lui e mi baciò profondamente, sputandomi saliva in bocca. Venne tremando, scaricandosi completamente dentro di me, e rimase lì ansante per qualche istante.
Dopo essersi rivestito mi chiese se volevo accompagnarlo. La testa mi girava ancora per l’intensità. Arrivammo vicino alla segreteria. Il portiere uscì e lo accompagnò alla sua stanza. Io tornai verso la mia camera.
La notte con Raffaele
Entrai, mi spogliai completamente. Lo sperma del cliente mi colava ancora lungo le cosce. In quel momento entrò Raffaele. Mi guardò e sorrise malizioso: «Dai, non dirmi che ti hanno già rotto il culo. Hai lo sperma che ti cola sulle gambe, puttana. Avevo capito che eri così.»
Si spogliò rapidamente e venne dietro di me. Sentii il suo cazzo duro strusciarsi contro le mie natiche. Lo spinsi verso la doccia. Sotto l’acqua calda lo abbracciai e lo baciai con passione. Poi mi inginocchiai e gli succhiai il cazzo con avidità. Mi girai, appoggiai le mani alla parete, sporgendo il culo. Lui spinse ed entrò con decisione, scopandomi con colpi forti che mi sbattevano contro il muro.
«Sul letto è meglio», disse. Ci asciugammo in fretta, chiudemmo finestre e porta. Mi misi sopra di lui, impalandomi sul suo cazzo e muovendomi su e giù. Da sotto lui spingeva con forza. Tremavo di piacere, stringendo le labbra per non farmi sentire. Poi mi girò, mi aprì le gambe tenendole larghe e mi sfondò con spinte profonde, baciandomi e sussurrandomi: «Sei la mia troia». Venne dentro di me con un gemito soffocato e io esplosi senza nemmeno toccarmi.
L’incontro con il cuoco arabo
La sera successiva smontai prima del solito e tornai in camera. Il cuoco arabo della stanza accanto mi salutò con un sorriso. Mi diede una pacca sulla spalla, poi si afferrò il pacco attraverso i pantaloni, indicandomi la bocca e strizzandomi una chiappa. «Vieni in camera mia», disse con un gesto inequivocabile.
Feci una doccia accurata, lavandomi dentro e fuori. Quel cazzo enorme che avevo intravisto mi aveva già eccitato. Indossai solo un pantaloncino e andai a bussare. Mi aprì con un asciugamano intorno alla vita, chiuse la porta e mi fece cenno di silenzio. Mi offrì un bicchierino di liquore forte, poi lasciò cadere l’asciugamano. Il suo cazzo era un palo nero, lunghissimo e molto grosso.
Mi stese sul letto, mi aprì le gambe e venne sopra di me. Mi baciò con passione, infilando la lingua lunga tra le mie labbra carnose. Mi sciolsi completamente. Lo desideravo da impazzire. Lo baciai, lo leccai, poi scesi a succhiarglielo. Ne presi metà, era davvero enorme. Mi spalmai della crema sulle dita e mi preparò allargandomi piano. Poi mi sollevò il bacino e mi penetrò lentamente. Il dolore fu intenso, sentivo lo stomaco contrarsi, ma lui continuò a fottermi con forza sempre maggiore. Mi tappava la bocca per non farmi urlare. Alla fine entrò completamente. Salii sul piacere e venni schizzando sul mio ventre. Lui mi baciò, mi diede qualche schiaffetto sulle guance e mi disse che ero la sua donna e che lui comandava.
Mi aprì di nuovo le gambe e mi scopò con violenza, leccandomi il viso, baciandomi. Mi riempì con il suo sperma caldo e io venni di nuovo, senza toccarmi. Mi fece alzare in fretta, mi rivestii e uscii controllando che non ci fosse nessuno. Il culo mi faceva male. Mi pulii, mi profumai e andai al bar del personale.
La notte con i senegalesi
Lì incontrai i lavapiatti del Senegal. Offrii da bere a loro e loro a me. A un certo punto mi passarono sotto il tavolo una bottiglia di liquore alle erbe, molto forte. Dopo qualche sorso la testa cominciò a girarmi sul serio. Mi alzai e mi diressi verso la scogliera. Loro mi seguirono.
Dietro le rocce, nel buio più completo, stesero una coperta sulla sabbia. Mi misi in mezzo a loro. Iniziarono ad accarezzarmi, poi a baciarmi. Tirarono fuori i loro cazzi lunghi e grossi. Li succhiai a turno con avidità. Mi spogliarono completamente. Uno mi girò di lato: mentre succhiavo il primo, il secondo mi penetrò da dietro. Ero già ben aperto e lo accolse senza troppa resistenza. Si diedero il cambio più volte. Poi uno si stese sotto di me e, mentre l’altro mi teneva, mi abbassarono su entrambi i cazzi insieme. Il doppio riempimento mi fece quasi svenire dal piacere. Godetti intensamente, venendo a fontanella. Loro vennero quasi nello stesso momento. Li succhiai e pulii con cura, poi i due scomparvero nel buio della notte.