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L'estate in campagna: quando fui scoperto gay

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13 ore fa
Immagine L'estate in campagna: quando fui scoperto gay

Appena compiuti diciotto anni, trascorsi qualche settimana dai nonni nella loro grande tenuta di campagna. C’erano animali da accudire, campi da lavorare e quell’aria fresca che sapeva di libertà. Mi ero offerto di dare una mano a nonno con le bestie e, mentre attraversavamo i campi, notai la mietitrebbia in azione per la raccolta del grano.

L’Incontro con Marcello

«Chi guida il trattore?» chiesi. Nonno sorrise. «Il figlio del vicino. Vieni, te lo presento.»

Si chiamava Marcello, venticinque anni, corpo robusto e abbronzato dal lavoro all’aria aperta. Tatuaggi sulle braccia, capelli ricci neri, occhi marroni intensi e labbra carnose che attiravano subito lo sguardo. Quando mi strinse la mano, la sua presa fu forte e decisa. Lo guardai fisso, quasi ipnotizzato. Lui mi sorrise, consapevole dell’effetto che stava avendo su di me.

«Vuoi salire e provare a guidare?» mi propose. Nonno annuì: «Vai pure, io torno a casa da solo.»

Salii sulla mietitrebbia. Ero magro e pallido rispetto a lui. Marcello mi fece spazio davanti a sé. Mi sedetti, il mio sedere premuto contro il suo bacino. Mi mostrò come partire, tenendo le sue mani grandi sulle mie. Mentre il mezzo avanzava nel campo, mi appoggiò la testa sulla spalla. Mi girai istintivamente e le nostre bocche si sfiorarono.

Feci un giro completo, ridendo di pura gioia. Poi lui mi indicò una vecchia capanna ai margini del campo. «Fermati lì. Fa troppo caldo, beviamo qualcosa.»

La Capanna e la Prima Scoperta

Entrammo. C’era un grosso bidone pieno di acqua fresca. Marcello si tolse la canottiera, rivelando un torace muscoloso e lucido di sudore. Si buttò l’acqua addosso, bagnando anche i jeans che gli aderivano alle cosce potenti.

«Dai, rinfrescati anche tu,» disse. «Togli la maglia, siamo tra maschi.»

Me la sfilò lui stesso. Mi fece girare, premendo il suo corpo contro il mio. Sentii chiaramente il suo cazzo duro strusciare tra le mie chiappe. Mi spruzzò acqua sul viso e sulle spalle. Mi divincolai per gioco, ma lui mi bloccò con la sua forza superiore.

«Ti agiti come una femminuccia,» mormorò ridendo. «Lo sai che ti piace.»

«Lasciami, sei matto,» risposi, ma la voce mi tremava.

Mi spinse sulla brandina polverosa. Mi fu subito sopra. «L’ho capito dal primo momento in cui mi hai guardato. Fissavi il mio cazzo. Ti piaccio, dimmelo.»

«No… che dici, sei un porco.»

«Hai un culo bello e delicato. Mi ecciti da morire.»

Tirò fuori il suo membro: una bestia lunga, grossa, scura, con palle gonfie e pesanti. Mi afferrò la mano e me la chiuse intorno.

«Toccalo. Su e giù… bravo.»

Avevo paura, ma non riuscivo a fermarmi. Mi sbottonò i pantaloni, li abbassò insieme agli slip e mi sculacciò forte.

«Mmm, che culo sodo e liscio. Lo voglio scopare.»

«Mi chiamo Mauro… ho diciotto anni.»

«Io sono Marcello, venticinque.»

Mi leccò il collo, poi mi baciò per la prima volta. Fu un bacio profondo, caldo, dominante. «Succhia la mia lingua. Lasciati andare. Chiudi gli occhi e godi.»

Mi accarezzava le chiappe, le apriva. Ero vergine.

«Sei il primo?» chiese.

«Sì… ma ho paura del dolore. Sei troppo grosso.»

«Facciamo un 69. Succhialo piano, mandalo in gola.»

Mi leccò il solco, le palle e il cazzo mentre io cercavo di prenderlo in bocca. Tremavo dall’eccitazione. Mi fermavo per non venire subito. Sentimmo abbaiare dei cani in lontananza.

«Rivestiti, arriva qualcuno. Sbrigati.»

Mi diede istruzioni rapide: «Esci da dietro e vai a casa. Stasera alle dieci vengo sotto, ti fischio. Non farmi aspettare. Ti voglio.»

L’Appuntamento Notturno sulla Collina

Mi lavai con cura, infilai il tubo della doccia nel culo per pulirmi a fondo, misi crema idratante, un pantaloncino aderente e una canottiera leggera. Nonno russava pesantemente dopo aver bevuto. Sentii due fischi.

«Bravo, sei venuto,» disse Marcello quando mi vide. Mi portò sulla collina, tra l’erba alta. Stese una coperta. Ci sdraiammo a guardare le stelle. Lo abbracciai e lo baciai con passione. Glielo succhiai con voglia, ingoiandolo il più possibile.

«Hai messo la crema… bravo.»

Mi fece salire sopra di lui. Scivolai lentamente sul suo cazzo grosso. Poi mi girò a novanta gradi. Mugolavo come una cagna in calore mentre mi scopava con forza, schiaffeggiandomi le natiche e incitandomi: «Fai la troia per me.»

Lo incitavo a mia volta. Venni due volte prima che lui mi riempisse dentro con il suo sperma caldo.

Mi accarezzava dolcemente dopo. «Quanto resti?»

«Due settimane.»

«Sabato sera c’è la festa giù al paese. Ti passo a prendere con la moto alle nove.»

La Festa e il Cugino

Arrivò puntuale. Salii dietro di lui, stringendolo forte. Mi abbassò le mani sul suo cazzo mentre guidava. Alla festa c’era tanta gente, anche turisti. Ci sedemmo a bere birra. Si avvicinò un ragazzo robusto.

«Ciao, sei venuto,» disse Marcello. «Ti presento mio cugino.»

Era un bel ragazzone di campagna, tosto e massiccio. Beviamo ancora. Mi girava la testa. Non ero abituato alla birra. Mi accompagnarono fuori, uno per lato. Salii in moto in mezzo a loro due, schiacciato dai loro corpi potenti.

Ci fermammo nella rimessa degli attrezzi del cugino. Salimmo nel soppalco dove c’era un lettone. Chiusero la porta. Assaggiammo il liquore fatto in casa: alcol puro a novanta gradi. Il cugino preparò una canna. Feci qualche tiro e mi stesi.

Presto Marcello mi fu sopra e mi baciò. Lo strinsi. Ero eccitatissimo. Mi spogliarono completamente. Mi diedero i loro cazzi duri da succhiare a turno. Poi mi presero insieme. Due cazzi nel culo. Godetti come una puttana, incitandoli a sfondarmi. Mi riempirono di sperma. Pulii entrambi i membri con la lingua. Bevvi ancora, fumai ancora. Il cugino mi venne direttamente in gola.

Le Notti Successive nel Fienile

La sera dopo, domenica, nonno dormiva già. Sentii il fischio. Nel bosco mi aspettavano Marcello, il cugino e due loro amici. Mi portarono nel fienile sopra la stalla.

Bevemmo e fumammo. Mi misi in ginocchio e succhiai uno dopo l’altro. Poi mi sdraiarono sul lettone. Mentre uno mi scopava, gli altri guardavano con i cazzi duri. Quando uno veniva dentro di me, il successivo infilava subito il cazzo nel mio buco già pieno di sperma. Mi colava ovunque. Lo raccoglievano con le dita e me lo facevano leccare. Alla fine presi due cazzi insieme per due volte di seguito, completamente perso nel piacere.