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I neri trovano la troia bianca nel boschetto

17
2 ore fa
Immagine I neri trovano la troia bianca nel boschetto

Una mattina, vestita da ragazzo, vado in cerca di un posto isolato per esibirmi. Trovo un vecchio cascinale e, invece della tranquillità sperata, incontro cinque ragazzi neri. Quello che doveva essere un semplice sopralluogo si trasforma in una delle giornate più intense e perverse della mia vita.

Una mattina sono andata in cerca di un posto isolato dove potermi esibire all’aperto. Ovviamente il sopralluogo l’ho fatto vestita da maschietto. Verso le dieci trovo un cascinale quasi al termine di una strada sterrata. Scendo dalla macchina e, dopo aver trovato un passaggio, avanzo lungo la casa. Arrivata nel cortile, vedo un bel ragazzo nero che mi fissa.

«Che cazzo ci fai qua?» mi chiede. Gli rispondo che mi avevano detto che c’era un casolare in vendita e volevo vederlo senza nessuno. Da dietro sbuca un altro ragazzo che mi indica: «Quello in vendita è quello di fronte, a duecento metri.»

Li ringrazio e faccio per andarmene, ma un terzo ragazzo mi blocca: «Dato che ormai sei qua, dovrai fare qualcosa per noi per sdebitarti.»

Comincio ad avere paura. Sono in tre. Rispondo che mi dicano cosa posso fare. Il primo mi guarda con un sorriso malizioso: «È da tanto che non scopiamo e tu mi sembri un bel bocconcino.» Presa dal panico provo a scappare, ma quello dietro di me mi blocca. Gli altri due tirano fuori i cazzi.

«Con le buone o con le cattive, ti scoperemo comunque.» Cercando di mantenere la calma, dico: «Farò quello che volete, basta che non mi facciate del male.» (Per fortuna, prima di uscire mi ero ben svuotata il culo: mi piace molto farmi scopare e magari, dopo il sopralluogo, sarei andata in cerca di qualcosa.) Quello che mi teneva ferma mi parla al femminile: «Ti mollo, ma devi spogliarti nuda.» Gli dico di lasciarmi e mi tolgo tutto, anche i calzini. Rimango completamente nuda davanti a loro. I tre iniziano a palparmi e a sculacciarmi.

«Hai un bel culetto… e sei tutta depilata come una troia.» I due che avevano già il cazzo fuori (uno lungo e l’altro normale ma molto grosso) si tolgono i pantaloni e si avvicinano. A quel punto chiedo, per favore, di usare il preservativo e il lubrificante.

«Se ce li hai tu, li mettiamo» risponde quello che mi teneva ferma. Spiego che sono in macchina. Mi rivesto un attimo per andare a prenderli, ma lui non si fida: «Vai nuda. Io ti accompagno. I tuoi vestiti restano qui in ostaggio.» Tremando di paura, ma eccitata dall’idea, prendo le chiavi e mi incammino nuda verso la macchina, scortata da lui. I due rimasti ridono e mi insultano mentre mi allontano. Lui mi dà manate sul culo. Arrivata alla macchina, apro il bagagliaio. Il ragazzo vede subito un reggiseno e un paio di scarpe con tacco 15.

«Sono tuoi?» «Sì… qualche volta mi piace vestirmi da troietta.» Mi ordina di fargli vedere tutto. Tiro fuori parrucche, gonne, calze autoreggenti e perizomi. Lui ride come un matto. «Prima di tornare, mettiti le autoreggenti, il reggiseno, la parrucca e le scarpe. Voglio che i miei amici ti vedano così.»

Obbedisco. Indosso tutto e chiudo la macchina. Così conciata da troia, con i tacchi alti, mi incammino sculettando verso il cascinale. Il ragazzo dietro di me è euforico. Arrivata nel cortile, gli altri due scoppiano a ridere. «Come ti chiami, troia?» «Pamela. E sarò felice di essere la vostra troia.»

In un attimo anche il terzo si spoglia. Ora sono tutti nudi e hanno dei cazzi bellissimi. Mi metto in ginocchio. Loro avvicinano i membri alla mia bocca. Pensavo sapessero di piscio, invece due erano quasi puliti e il terzo sapeva appena di urina. Li succhio a turno con passione. Dopo un po’ mi fermano: «Se continui così veniamo subito.»

Gli do i preservativi. Mi metto il lubrificante nel culo e chiedo che il primo sia quello con il cazzo meno grosso. Mi accontentano. Il ragazzo entra lentamente. Gli dico di stare fermo: me lo infilo da sola, piano piano, fino in fondo. Un altro mi mette il cazzo in bocca. Sono completamente farcita. Cominciano a scoparmi con forza, alternandosi nella mia bocca e nel mio culo. Mi sento una vera puttana e li incito mentre loro mi riempiono di insulti eccitanti. Vanno avanti un bel pezzo. Il primo viene nel preservativo. Il secondo mi incula fino a sborrare. Il terzo mi riempie la faccia con una quantità incredibile di sperma. Mi danno un fazzoletto per pulirmi.

«Sei stata più brava delle puttane che ci scopiamo ogni tanto.» Ancora eccitatissima, dico: «Mi piacerebbe farvi scopare un’altra volta, se i vostri cazzi sono d’accordo.» Increduli, mi mettono subito i cazzi in bocca. Dopo poco sono di nuovo duri. Parte il secondo giro. Mentre ho due cazzi in bocca e uno ne

l culo, arrivano altri due loro amici. Vedendo la scena si eccitano e iniziano a spogliarsi.

Mi sfilo il cazzo dalla bocca: «Non so se riesco a prenderne altri…» Quello che era già venuto ride: «Tranquilla, puttana come sei, ce la farai.» I nuovi arrivati si mettono il preservativo e mi scopano a turno. Io, invece di lamentarmi, li incito. Vengono uno dopo l’altro. Siamo tutti stanchi ma soddisfatti. Quando chiedo di rivestirmi, quello che mi aveva accompagnata alla macchina dice:

«Ti portiamo noi i vestiti, ma torni alla macchina camminando sui tacchi, sculettando. È troppo eccitante vederti così.» Li accontento. Camminiamo un giro più lungo. Io sfilo seminuda davanti ai cinque bei negri, godendo dei loro complimenti. Arrivati alla macchina, mi danno i vestiti ma mi dicono che gli ho fatto tornare il cazzo duro. Propongo:

«Salutatemi con una sborrata in faccia. Masturbatevi mentre sono in ginocchio.» Accettano entusiasti. Mi inginocchio e, uno dopo l’altro, mi coprono il viso di sperma caldo. Ero una maschera di sborra che mi colava dappertutto. Mi aiutano a ripulirmi. Mi tolgo lentamente gli abiti da troia e mi rivesto da ragazzo. Chiacchieriamo qualche minuto. Scopro che tre vengono dal Senegal e due dalla Nigeria. Prima di andarmene chiedo: «Posso tornare a trovarvi quando mi sarò ripresa?» «Certo. La prossima volta però invitiamo anche altri amici. Una decina al massimo. Vogliamo una schiavetta bianca da usare tutti insieme.»

Un po’ preoccupata ma eccitatissima, rispondo di sì.

Ci siamo accordati per il giorno e l’ora. Non vedo l’ora.