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Una lesbica mi dice: Sei meglio di una donna!

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18 ore fa
Immagine Una lesbica mi dice: Sei meglio di una donna!

Passai a prendere Erica appena finito il suo turno al bar. Era mezzanotte passata e la vidi esausta mentre saliva in macchina. Senza troppe parole ci dirigemmo verso casa mia. Appena entrati nell’appartamento, mi chiese di poter fare una doccia. Annuii e mi sdraiai sul letto ad aspettarla, con la luce soffusa della lampada sul comodino.

Dopo una quindicina di minuti la porta della camera si aprì. Erica entrò completamente nuda, i capelli ancora bagnati che le ricadevano sulle spalle. Si sdraiò prona sulle lenzuola fresche, offrendomi la visione del suo corpo perfetto.

Un massaggio che diventa passione

«Sei stanca?» le domandai dolcemente.

«Un po’. Mi fanno male le gambe» rispose con un sospiro.

«Ti faccio un massaggio.»

Iniziai dai piedi, premendo con delicatezza, poi risalii lentamente lungo i polpacci, le cosce e infine arrivai ai suoi glutei sodi e invitanti. Erano morbidi e caldi sotto le mie mani. Mi soffermai lì, massaggiandoli con cura circolare. Erica chiuse gli occhi e si lasciò sfuggire un gemito di apprezzamento.

Mi chinai e iniziai a baciarli, poi a leccarli con lentezza. La mia lingua scivolò tra il perineo e la sua intimità già umida. Erica sussultò, ansimando più forte, e con uno scatto improvviso si girò supina, aprendo le gambe senza pudore.

Non persi tempo. Iniziai a leccarla con passione: prima le grandi labbra, poi concentrai l’attenzione sul clitoride gonfio. Il suo profumo era dolce e inebriante. Erica sospirava sempre più intensamente, mi teneva la testa tra le mani e mi spingeva contro di sé.

«Continua… ti prego…» mormorava tra i gemiti.

Accelerai il ritmo, succhiando e leccando con dedizione fino a quando non resistette più. Un urlo di puro piacere le sfuggì dalle labbra mentre inarcava la schiena, allungando le braccia sopra la testa e offrendomi la vista completa del suo corpo in estasi.

«Sei matto…» ansimò con un sorriso appagato. «Sei meglio di una donna a leccarla…»

«Perché, hai provato anche quello?» chiesi incuriosito.

«Sì… però te lo racconto domani. Ora voglio solo addormentarmi addosso a te.»

Non passarono cinque minuti che era già profondamente addormentata tra le mie braccia.

La confessione sulla spiaggia isolata

Il pomeriggio seguente decidemmo di andare al lago. La portai su una piccola spiaggia piuttosto nascosta, lontana dai turisti che iniziavano a popolare la zona. Ci spogliammo e il suo bikini ridottissimo lasciava pochissimo all’immaginazione. Dopo esserci spalmati abbondantemente di crema solare, ci sdraiammo sotto il sole caldo.

«Allora, mi racconti di quella tua amica?» le chiesi, impaziente di conoscere i dettagli.

Erica sorrise, sistemandosi meglio sull’asciugamano. «Avevo diciotto anni. Un pomeriggio mi invitò a casa sua per studiare. Eravamo sole e io avevo capito da tempo che le piacevo, ma non immaginavo fino a che punto fosse attratta dalle donne.»

Fece una pausa, rivivendo il ricordo. «Quasi per gioco iniziammo a provare gli abiti di sua madre, compresa della lingerie molto sexy e provocante. Sdraiate sul letto, cominciò ad accarezzarmi timidamente, quasi temendo un rifiuto. La lasciai fare. Mi piacevano quelle carezze incerte eppure cariche di desiderio.»

«La baciai. Lei rimase sorpresa per un istante, poi fu come se si fosse liberata. Le presi una mano e me la portai sul seno. Quella sensazione fu nuova e intensissima. A quel punto si gettò su di me: mi leccò il collo, i seni e scese fino al mio sesso. Stavo godendo tantissimo, ma volevo anch’io esplorare il suo corpo. Le chiesi di mettersi a gambe aperte sopra la mia faccia e continuammo così, in un amplesso dolce e selvaggio allo stesso tempo.»

«L’avete poi rifatto?» domandai.

«No, non abbiamo più avuto occasione. Dopo un paio di mesi si è trasferita al Sud con i genitori. Siamo rimaste in contatto, ogni tanto ci sentiamo, ma non abbiamo mai più parlato di quella sera.»

Rimase in silenzio per qualche secondo, poi mi guardò con occhi brillanti.

«Tu comunque sei più bravo. Ieri sera mi hai fatto morire… hai toccato punti che mi hanno mandato in estasi. Solo a ripensarci mi viene voglia…»

«Erica, fai la brava. Potrebbe passare qualcuno…» provai a fermarla, sorridendo.

Lei non mi ascoltò. Mi prese la mano e la guidò sotto lo slip del bikini, sussurrandomi all’orecchio:

«Senti come sono bagnata.»