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Do il culo ai ragazzi di mia cugina

15
2 ore fa
Immagine Do il culo ai ragazzi di mia cugina

Io e mia cugina Serena uscivamo spesso insieme al parco. Lei era alta, bellissima e incredibilmente provocante, il tipo di ragazza che fa girare la testa a tutti i ragazzi. Loro le facevano la corte senza sosta, mentre io le servivo da scusa perfetta quando faceva tardi la sera. In cambio, Serena mi raccontava ogni dettaglio delle sue avventure: chi era ben dotato, chi era bravo a letto, chi schizzava subito, chi si comportava da vero porco e chi invece non riusciva nemmeno a eccitarsi.

Tra tutti quelli di cui mi parlava, uno mi aveva colpito in modo particolare: Massimo. Alto, muscoloso e con un carattere gentile che lo distingueva dagli altri. Mi avvicinai a lui mentre Serena era lì vicino. Parlammo un po’ e, nel frattempo, mia cugina se ne andò con un altro ragazzo, lasciandomi a piedi.

L’incontro con Massimo

«Devo andare, mi ha lasciato a piedi», dissi a Massimo. «Ti accompagno io», rispose lui con un sorriso. Salii sulla sua moto e, poco dopo, mi propose: «Ti va se ci fermiamo a mangiare un panino? Ho fame». Accettai volentieri. Ci fermammo al chiosco del parco, ordinammo birra e panini e, mentre il cielo si faceva buio, lo seguii fino a una panchina in fondo al parco, nascosta dietro un cespuglio folto.

Parlammo di varie cose e lui si confidò, dicendomi quanto si sentisse sfigato perché la prima volta si intimidiva e spesso faceva cilecca. Mi confessò anche di avere un grosso cazzo. Eravamo seduti uno accanto all’altro quando mi chiese: «Che ti ha raccontato di me tua cugina?». «Dai, non adesso ti prego, sono incazzato perché mi ha lasciato a piedi. Ma grazie a te posso chiederti una cosa?».

«Dimmi», rispose. Gli raccontai che Serena mi aveva detto che ero gay e che mi piacevano i suoi ragazzi. «Che stronza», esclamai. «È vero, sono gay, ma mi dà fastidio quando parla male di tutti: chi ce l’ha piccolo, chi viene subito, chi pensa solo a godere... E di te ha detto che non ti ecciti e che la fica non ti piace».

«Ha detto così quella stronza? Non sa nemmeno succhiare, mi raschia il cazzo con i denti e poi fa storie su tutto. No così, no cosà, mi fa solo male».

«Guarda, secondo te ho il cazzo piccolo?». Si alzò davanti a me, si sbottonò i pantaloni e lo tirò fuori. Era grosso, lungo e spesso. Lo accarezzai lentamente. «Non mi sembra affatto piccolo. Anzi, lo trovo grande. Ne ho visti di piccoli, ma questo è un bel cazzone».

Si era già eccitato completamente. «Vedi? È vero, sei bravo. Continua tu». «Guarda che nessuno ci vede». «Aspetta, vieni». Mi spinse verso il fondo del parco. Ci infilammo attraverso una rete rotta ed entrammo in un campo abbandonato. Mi portò sotto un albero circondato da un grosso cespuglio che ci nascondeva perfettamente.

«Fai piano, vieni». Stese il suo maglione per terra. «Stenditi». Mi venne sopra, strusciando il suo cazzone duro contro di me. Mi abbassò la tuta e infilò il membro tra le mie gambe. Mi baciava il collo e le orecchie, facendomi tremare di brividi. La sua bocca era calda e dolce. Mi lasciai completamente trasportare dal piacere.

Scivolò più giù, mi sfilò del tutto la tuta e cominciò a leccarmi il cazzo e le palle, poi scese ancora più in basso con le gambe aperte. «Hai già fatto sesso prima? Fai piano, ti prego». «Ok». Si girò al contrario e iniziò a succhiarmi. «Dai, prova a ingoiarlo. Tua cugina faceva sempre storie». Mi leccò il culo, ci mise saliva e io lo spinsi verso di lui. Mi piaceva da morire.

«Mi fai salire? Dai, fallo scivolare tutto». Scesi su di lui mentre mi teneva per i fianchi, alzandomi e abbassandomi. «Sei favoloso… mi fai godere. Che culetto stretto, mi piaceeeee». Mi sbatteva con forza. Poi mi mise sotto con le gambe aperte e mi sfondava mentre mi baciava. «Sei da impazzire, ti voglio sempre». «Anch’io, faccio quello che vuoi. Sono la tua troia».

«Dai, veniamo insieme. Io sono pronto». Al terzo colpo schizzai violentemente e lui venne dentro di me.

Il giorno dopo, un altro ragazzo

Il giorno seguente ero di nuovo al parco quando vidi un altro dei ragazzi di mia cugina. «Ciao, hai visto mia cugina?». «No». «Tu sei il cuginetto gentile». «Ti ha detto così?». «Sì, sono gay e sono più bravo di lei a succhiare e ingoiare». «Veramente? Non ci credo. Vuoi provare?». «Sì. Vai avanti, ti vengo a caricare».

Mi incamminai e poco dopo salii sulla sua moto. Abbassai le mani sul suo cazzo e lo accarezzai. Si eccitò subito. Infilai la mano dentro e sentii un bel cazzo largo, corto ma con una circonferenza impressionante. Mi portò in una stradina nascosta dietro una grande cabina elettrica.

Si abbassò i pantaloni e mi abbracciò. Mi infilò le mani nel culo mentre mi baciava con passione. Mi abbassai e iniziai a succhiarglielo, ma era troppo largo e me lo spinse in gola. Poi mi alzò, mi girò, mi piegò contro il muro con le gambe larghe. Sputò nel solco tra le mie natiche. Mi ero preparato: lavato bene e messo la crema. Entrò con forza e cominciò a sbattermi. Io mi segavo il cazzo mentre lui dava colpi forti.

«Pianoooo, ti pregooooo. Sei grosso, mi spacchi». Ma lui si eccitava ancora di più e sbatteva con forza. «Zitta troia, me lo ha detto tua cugina che ti piace troppo il cazzo. Eccolo!». Mi fece schizzare nelle sue mani, leccò le dita e venne dentro di me. Poi mi fece pulire tutto leccando. «Guai a te se dici a qualcuno. Noi non ci siamo mai visti. Ti cerco io. E fai come oggi: vai avanti e aspetta».

Uno alla volta, me li sono portati via tutti. Adesso, ogni giorno o ogni sera, ho sempre un cazzo nel culo.