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Passione Improvvisa nel Camerino: L’Incontro Rovente a Montenapoleone

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1 ora fa
Immagine Passione Improvvisa nel Camerino: L’Incontro Rovente a Montenapoleone

Presi la borsa e uscii di corsa. Stavo facendo tardi per l’appuntamento con Sabrina alle dieci. Dovevamo raggiungere il centro per incontrare il direttore di filiale della sede centrale. Il traffico era infernale e il telefono mi vibrava insistentemente nella tasca.

«Arrivo», scrissi agitatissima, e inviai il messaggio. Lo schermo rifletteva il mio viso stravolto, con i capelli raccolti in una coda che sembrava sul punto di esplodere.

Arrivai con venti minuti di ritardo. Sabrina, appena salita in macchina, mi informò che aveva già avvisato: il direttore era stato costretto a rimandare l’incontro all’indomani per una riunione interna.

«Poco male, Sabrina. A questo punto facciamo un giro in centro e ci dedichiamo un po’ di shopping», proposi con un sorriso.

Lei ricambiò il sorriso. Parcheggiammo e iniziammo a passeggiare tra i negozi. «Oggi credo che ci limiteremo a guardare», scherzai, stringendo forte la borsa sotto il braccio.

Via Montenapoleone e l’incontro inatteso

Via Montenapoleone era una passerella di donne eleganti, molte delle quali si muovevano come modelle. Sabrina squadrava con sufficienza gli uomini in look da manager. Io fingevo indifferenza, ma mi sentivo comunque sotto giudizio. Davanti a ogni vetrina era una gara di commenti.

Davanti all’ennesima boutique, un intenso profumo di vaniglia e aria condizionata ci avvolse. Una figura alta e impettita stava uscendo, seguita da una commessa premurosa. Mi bloccai: era Gisella Somaschi.

Appena mi vide, mi saltò al collo. Fu come essere investita da una cannonata impregnata di Chanel N°5. «Rossella! Ma sei tu, tesoro!» urlò, attirando sguardi curiosi.

Sabrina osservava la scena divertita, con un sopracciglio alzato. Gisella allargò le braccia: «Che sorpresa! Adesso passeggiamo insieme. Ho proprio bisogno dei tuoi consigli».

Tentai di trovare una scusa, ma non ci fu modo di evitarlo. Chiesi a Sabrina di tornare in banca da sola e mi incamminai con Gisella. Nella mente mi balenò l’immagine di lei che prendeva i cazzi di quei due ragazzi giorni prima, e mi sfuggì un sorriso. Poi ricordai che anch’io avevo accolto il membro di suo marito e il sorriso si allargò.

Due zoccole a spasso per negozi.

Nel camerino: la prima scintilla

Non ci limitavamo alle vetrine: entravamo. Tutti la salutavano con deferenza: «Buongiorno, signora Gisella». Lei sceglieva abiti stupendi senza guardare il prezzo.

«Questo è bellissimo», disse. «Lo provo».

Era davvero un capo magnifico. «Vieni con me in camerino, aiutami».

Leggermente imbarazzata, la seguii. Lo spazio era stretto. Gisella cominciò a spogliarsi. La camicia scivolò a terra come una seconda pelle. Rimase in piedi davanti a me, schiena dritta, seni alti e orgogliosi, un lieve accenno di pancino tipico delle donne magre che non hanno partorito. Il reggiseno di seta nera incorniciava il suo corpo come una scultura viva, calda, invitante.

Non riuscii a distogliere lo sguardo dalla curva morbida del suo fianco. I nostri respiri si fecero più pesanti. Fu lei a sfilarmi la maglietta con mani gentili ma decise, accarezzandomi i seni come se volesse memorizzare ogni centimetro della mia pelle. La sua lingua sfiorò un capezzolo e un brivido mi attraversò fino alle ginocchia.

Quando scese con la bocca verso il mio ventre, mi sfuggì un gemito breve. Lei sorrise, soddisfatta. Mi sussurrò all’orecchio: «So farlo meglio di chiunque altro».

«Non preoccuparti, qui mi conoscono. Nessuno ci disturberà».

«Gisella… sei bellissima», le sussurrai.

«Mi sei piaciuta dal primo momento che ti ho vista».

Il piacere condiviso

Mi fece sedere sulla piccola panca. Sollevò la mia gonna e sfilò lentamente le mutandine. I suoi capelli lucidi mi sfioravano le cosce nude. Con il piede chiuse meglio la tenda. Eravamo circondate da specchi: mi sembrava di vedere cento corpi invece di due.

Mi baciò dolcemente e io risposi con passione crescente. Poi scese tra le mie cosce. Mi aprì le gambe, sollevandole, esponendo completamente la mia figa. Le sue labbra mi baciarono lì, calde e umide. Le spinsi la testa più forte contro di me, sentendo il calore salire dal ventre fino alla nuca.

Gisella alternava colpi di lingua rapidi a lente carezze con la punta del naso, guardandomi da sotto con occhi maliziosi. Venni in un orgasmo silenzioso e intenso, trattenuto tra i denti, lasciandomi svuotata e tremante.

Lei si rialzò con calma, si rivestì e mi lasciò lì, con le cosce aperte e il viso arrossato. Mi sistemai a fatica. Uscimmo dal camerino. Gisella portò l’abito alla cassa: «Lo prendo. Me lo fate recapitare a casa?».

«Certo, signora».

Uscimmo ridendo come due ladre.

A casa di Gisella: abbandono totale

«Andiamo da me. Adesso», disse Gisella.

«Va bene», risposi sorridendo.

Prendemmo un taxi. In quindici minuti eravamo a casa sua. Mi prese per mano e mi trascinò dentro. Mentre salivamo in camera, mille pensieri mi assalivano: avrei dovuto smascherare le sue porcate, invece stavo andando a letto con lei.

Ma ogni dubbio svanì quando la vidi nuda sul letto, gambe sollevate e aperte, che mi chiedeva: «Baciami lì».

Non l’avevo mai fatto, ma il desiderio mi travolse. Mi spogliai e mi inginocchiai tra le sue cosce. La sua figa era perfetta: piccola, rasata, rosa e lucida. Passai la lingua lungo tutta la sua fessura. Lei si inarcò, stringendomi la testa con le mani.

Leccai e succhiai con istintiva delicatezza, alternando ritmi, esplorando la sua carne calda e viva. Gisella gemeva piano, poi sempre più forte, chiamandomi per nome. Spinse il bacino contro la mia bocca, senza pudore, fino a venire tra le mie labbra in un orgasmo intenso, stringendomi forte.

Restammo nude e abbracciate, cosce appiccicose, ridendo piano.

Il dildo e il piacere finale

Gisella prese dal comodino un fallo di gomma nero e nodoso. Lo bagnò con la saliva, poi si mise a quattro zampe.

«Lo voglio dietro, Rossella».

Guidata dalla sua mano, appoggiai la punta tra le sue natiche. Lei spinse indietro con impazienza. Il dildo scivolò dentro. Iniziai a muovermi seguendo il suo ritmo sempre più veloce, sentendo i suoni sordi dei colpi. Quando venne di nuovo, urlò di piacere, trascinandomi con lei in un’estasi condivisa.

Rimanemmo sul letto, nude, spettinate, con il fiatone e una bellissima stanchezza nelle ossa. Ci guardavamo e ridevamo come ragazzine dopo una marachella.

«Non devi preoccuparti», mi disse ancora nuda. «Nessuno lo saprà. E se vuoi, possiamo dimenticare tutto».

«Non lo dirò a nessuno se mi prometti che lo rifaremo», risposi.

Lei rise, mi diede un bacio caldo e dolce. «Certo che lo rifaremo… mi piaci troppo, Rossella».

«Anche tu mi piaci, Gisella».

Avevo scoperto un nuovo paradiso dal quale non volevo più allontanarmi. Ci salutammo. Lei mi aveva già chiamato un taxi. Tornai alla mia auto e poi a casa, affamata e felice.


Categoria: Incontri casuali

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