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Il Bidello mi Mostrava il Cazzo di Nascosto

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22 ore fa
Immagine Il Bidello mi Mostrava il Cazzo di Nascosto

Avevo diciotto anni e frequentavo la quarta superiore. Il bidello del piano delle aule aveva circa quarant’anni, era robusto, peloso e trasmetteva una virilità animalesca che non passava inosservata. Un pomeriggio, mentre andavo a comprare la merenda al distributore, mi passò accanto e mi strusciò le mani sui fianchi con intenzione. I suoi occhi mi fissavano con malizia, si toccava il pacco in modo evidente, mettendo in mostra il volume impressionante che premeva contro i pantaloni. Si passò la lingua sulle labbra carnose e io arrossii violentemente, scappando via di corsa. Lui scoppiò a ridere alle mie spalle, una risata profonda e soddisfatta.

Il Primo Contatto nell’Ufficio delle Scope

Una mattina arrivai in ritardo e la professoressa mi mandò fuori dalla classe. Mi sedetti nel corridoio, nervoso, quando lui mi vide e mi salutò con un sorriso complice. «Che hai combinato?» mi chiese. «Ritardo» risposi. «Vieni, ti faccio un caffè» propose. Lo seguii nel suo piccolo ufficio, un locale stipato di scope, secchi e con un bagno trasformato in cucinino. Preparò il caffè mentre io mi guardavo intorno, il cuore che batteva forte.

Si avvicinò da dietro e premette il suo cazzone duro contro le mie chiappe. Provai a scansarmi, ma lui mi bloccò con decisione, afferrandomi per i fianchi. «Tu mi piaci» sussurrò con voce roca. «Ti voglio. Hai un culetto favoloso, da tempo lo guardo, anche in palestra. È sodo, liscio, sporgente… e diventerai mio.» Mi lasciò andare. Le gambe mi tremavano mentre bevevo il caffè. Quando tornai in corridoio, lui mi fissava dal fondo, si toccava il pacco e tirò fuori il cazzo grosso e lungo, alzandolo e abbassandolo per farmelo vedere bene.

In Palestra e la Soffitta: La Mia Prima Volta

Durante l’ora di ginnastica il professore chiamò il bidello per portare i materassini per gli esercizi. Lui chiese un alunno che lo aiutasse e fece il mio nome. Il prof acconsentì. In ascensore mi abbracciò forte, mi baciò il collo e strusciò il suo cazzone contro di me. Arrivati in soffitta, aprì una stanza nascosta. «Prendi due materassini e scendi» mi disse. Obbedii, ma quando tornai su mi afferrò, mi baciò con passione e chiuse la porta a chiave.

Mi spinse su un materassino, mi abbassò la tuta e mi tolse la maglietta. Si spogliò a sua volta, mostrando il cazzo duro, grosso, scuro e lungo il doppio del normale. Mi baciò in bocca con forza, mi afferrò per i capelli e mi spinse giù a succhiarglielo. Era enorme, facevo fatica, mi veniva da vomitare, ma lui mi guidava con decisione. Dopo qualche tentativo riuscii a prenderlo tutto in gola. Mi infilò due dita nel culo stretto e io gemetti. «Sono vergine» confessai. I suoi occhi si accesero di eccitazione pura.

Mi mise in posizione pecorina, mi leccò il solco con avidità, prese una crema e me la spalmò generosamente. Le sue dita scivolavano dentro di me mentre io ansimavo di piacere. Poi spinse il cazzone: entrava a fatica ma senza dolore, lentamente, fino in fondo. Mi baciava la schiena sussurrando «Sei bello, mi fai impazzire, sei mio.» Mi scopò con ritmo crescente, prima io sopra di lui a cavalcarlo, schizzando sulla sua pancia mentre lui leccava il mio seme. Poi di nuovo sotto, gambe aperte, lo tiravo verso di me, volevo tutto. Mi sbatteva forte, mi baciava e mi chiedeva: «Lo vuoi, cagna?» Io urlavo di sì, «Dammelo tutto, sono la tua puttana, scopami!» Venimmo insieme, lui dentro di me, io nella mia mano. Mi diede il suo numero: «Ti chiamo io e tu corri subito.»

Il Sabato a Casa Sua: La Prima Orga

Quel sabato pomeriggio mi chiamò. Segnai l’indirizzo e in mezz’ora ero da lui in moto, dopo una doccia accurata dentro e fuori. Mi offrì da bere un liquore forte, poi una canna potente. Suonarono alla porta: salirono due suoi amici, giovani, muscolosi e cazzuti. Parlammo, bevemmo altro alcol e fumammo ancora. La testa mi girava, mi sentivo caldo, carico e voglioso. Mi tolsi i vestiti, loro fecero lo stesso. Al centro della stanza mi piegai a succhiare i loro due cazzi, passandoli da uno all’altro.

Mi trascinarono in camera, mi piegarono a novanta gradi sul letto. Uno dietro di me, l’altro in bocca. Erano dotati e sapevano scopare. Mi riempirono il culo a turno, ci davano dentro con forza. Dopo che se ne furono andati mi lavai, ma suonarono di nuovo: due uomini di cinquant’anni, grossi, con pancia e pelosi. Beviamo, fumiamo, e scelsi il primo. Lo portai in camera, lo spogliai. Aveva un bel cazzo. Mi leccò il culo ancora pieno di sborra e gemette eccitato dall’odore. Lo succhiai mentre lui mi infilava le dita e mi masturbava. Poi mi piegò a gambe aperte e mi scopò con potenza, afferrandomi i fianchi, sbattendomi così forte da sentirmelo nello stomaco. Schizzai senza toccarmi. Mi girò sul bordo del letto, gambe spalancate, mi baciò e mi riempì di nuovo. Mi diede il suo numero promettendo altre sorprese.

Più tardi, dopo altro alcol e fumo, mi misi sopra i cazzi dei due più giovani. Mi presero in doppio nel culo, lasciandomi un bel regalo caldo dentro.

L’Incontro in Ascensore con il Ragazzo Biondo

Qualche giorno dopo, mentre aspettavo l’ascensore a scuola, si avvicinò un ragazzo alto, muscoloso e biondo. In ascensore mi sbatté contro la parete, bloccandomi. «Cagnetta, adesso tocca a me» ringhiò. Mi abbassò i pantaloni, tirò fuori un super cazzo grosso e largo e me lo fece succhiare. Poi mi girò, mi allargò il culo e spinse dentro. Urlai di dolore e piacere mentre entrava tutto. Mi scopò con forza, venendo infine nella mia gola che ingoiai avidamente. Si rivestì, sbloccò l’ascensore. Uscimmo sudati, con l’odore di sperma addosso e le gambe che mi tremavano.

Presi la targa della sua moto e feci ricerche. Lo chiamai fingendo di voler comprare la moto. Riconobbe la mia voce dopo qualche frase. «Cosa vuoi?» chiese. «Te. Voglio fare sesso, ma non in ascensore, in un letto.» Due giorni dopo mi diede un indirizzo. Andai, salii al secondo piano. Mi aprì in calzoncini corti e petto nudo. Bevvi qualcosa, poi lo abbracciai con desiderio. In camera ci spogliammo, ci leccammo e succhiammo a vicenda. Mi scopò con passione e venni due volte gemendo di piacere.

Domenica mi disse che sarebbero venuti dei suoi amici e mi chiese se volevo partecipare alla festa. Sapevo già che avrei detto di sì.


Categoria: Incontri casuali

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