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Un ripetente mi spacca in 2

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6 ore fa
Immagine Un ripetente mi spacca in 2

Nell’ultimo anno di scuola la preside ci aveva piazzato un ripetente alto, robusto, tutto muscoli gonfi e aria da spaccone. Lo misero proprio al banco accanto al mio, all’ultimo posto. Lui si presentò subito: «Ciao, sono Robertone. Grande, grosso e cazzone. Dai, aiutami».

Io ero Marcellino, magro, quieto, sempre chino sui libri. Accettai. Facevo il mio compito e il suo, oppure lo lasciavo copiare ma gli dicevo sempre: «Non farlo uguale. Metti un errore, se no se ne accorge e ti mandano da un’altra parte». Dopo tre settimane era diventato più gentile. Mi offriva la merenda e, mentre la professoressa spiegava alla lavagna, mi passava il cellulare sotto il banco.

«Guarda qui».

Nel video c’era lui, nudo, sopra una ragazza a gambe spalancate. Il suo cazzone entrava e usciva con forza, le tirava i capelli, la insultava. Lei urlava, lo tirava verso di sé, poi schizzava e lui finiva in bocca.

«Ma sei tu?»

«Sì. Lei è mia cugina. Sono due anni che se la fa scopare. Hai visto che troia? Non capisce più niente quando la sbatto. Viene tre volte in una sola scopata. Tu hai la ragazza?»

«No. Non ho mai scopato. Non è mai successo».

Lui mi guardò sorpreso. «Non ci posso credere. Sei un bel ragazzo, magro, delicato. Non sei da scartare».

L’invito a casa

Il giorno dopo, a fine lezione, mi disse: «Accompagnami a casa. Ti faccio vedere una cosa». I suoi genitori lavoravano fino a tardi. Mi preparò un panino e poi spiegò il piano.

«Adesso arriva mia cugina. Tu ti nascondi qui dietro la tenda, non ti vede. Io la riscaldo bene, inizio a montarla. Quando la mando fuori di testa ti faccio segno. Esci nudo, le dai il cazzo in bocca e poi la scopiamo. È la prima volta che lo facciamo in tre. Due cazzi insieme e lei va fuori di testa, vedrai».

Accettai. Mi spogliai e restai nudo dietro la tenda. Lei arrivò. Lui le diede da bere limoncello, la baciò e le disse: «Sei bella. Mi fai arrapare, lo sai. Tu sei mia. Guai se vai con altri. Me lo devi dire. Io sono il tuo unico amore vero, vero?».

Lei tremava. Lui la spogliò, la stese sul letto a gambe aperte e cominciò a leccarle la fica, a morderla piano. Lei gli teneva la testa ferma e gemette: «Sì… porco… tutta tua…». Lui le infilò le dita e la masturbò forte. Lei si agitava, ansimava, poi fece un salto e schizzò con un grido lungo. Lui le morse i seni e i capezzoli mentre lei ancora tremava.

«Dai, scopami. Dammi il cazzone tutto dentro, come piace a me».

La mise in pecorina, le tenne i capelli e cominciò a sbatterla da dietro. «Lo vuoi? Ti piace? Sai che bello se davanti alla tua bocca c’è un altro cazzone e tu lo ingoi, e poi ti mettiamo nella fica e nel culo due cazzi grossi?».

Lei urlava di sì, che era la sua troia, che lo voleva. Lui mi fece segno. Uscii. Il mio cazzo era dritto davanti al suo viso. Lei mi guardò, mormorò «bello… mi piace… carino» e lo ingoiò. Tremavo. Era la prima volta. Le stringevo i seni caldi, sodi, con i capezzoli duri. Lei si agitava ancora di più.

Lui la fece stendere a gambe aperte e mi disse: «Dai, ti aiuto». Mi spinse dentro. Lei era bagnatissima. Entrava e usciva. Lei mi baciava e mi stringeva. «Sì… così… dai forte…». Robertone da dietro mi spingeva sulle chiappe. «Scopala. Diventi uomo. È tutta tua, gli piaci. Divertiti. Spingi forte così». Le sue manone grosse mi premevano. Poi si stese sopra le mie spalle, appoggiò il suo cazzone contro il mio e spinse insieme. Lei urlava e godeva forte. Io lo tirai fuori. Lui la tirò pei capelli e le disse di succhiarmi. Schizzai in bocca e godetti come non avevo mai fatto.

Restammo tutti e tre sul letto, uno sopra l’altro, sudati e ansimanti. Lui era sopra di me. Mi abbracciò. «Allora, che ne pensi? Ti è piaciuto?».

Mi girai sotto di lui. La cugina era andata in bagno. Gli diedi un bacio sulla guancia. «Sei un grande. Amico mio. Grazie».

«Quando hai voglia possiamo organizzare di nuovo. A lei sei piaciuto. È fatta».

Mi prese il viso. «Sei bello, lo sai. Anche tu mica male. E hai un bastone enorme». Mi baciò in bocca, infilò la lingua. Lo strinsi a me e risposi al bacio. Poi si staccò. «Non facciamoci vedere da mia cugina».

Lei si rivestì. Io andai in doccia. Prima di uscire la baciai. «Sei bellissima. Mi hai fatto un bel regalo». Andò via.

Dopo che se n’è andata

«Dai, beviamo». Mi abbracciò. «Mi eccito vicino a te. Anche a scuola mi succede. Guarda». Era vero. «Sei un porco. Che vorresti fare? Stai buono. Sei troppo grosso, mi mandi all’ospedale».

Mi mise sotto, mi baciava, mi leccava. Gli misi le gambe intorno alla vita. Il suo cazzone strusciava nel solco. «No, fermo. Sei matto. Mi fai uscire il sangue».

«Vero. Anche tu mi ecciti. Vieni qui».

Si girò a sessantanove. Mi succhiava e mi leccava tutto. Tremavo. Diventai duro nella sua bocca. Io, per la prima volta, succhiavo un cazzo vero e mi piaceva. «Dai, prova a ingoiarlo. Mandalo tutto in gola. Fermati se ti viene da soffocare». Provai. Ci riuscii. Lui mi leccava il culo, ci mise della crema. Non sentivo dolore, le dita scivolavano. Mi stavo bagnando come una donna.

«Senti male se muovo così?»

«No. Niente».

«Dai, sali sopra. Adesso io lo tengo fermo dritto e tu scendi sulla cappella. Fallo entrare tutto».

Scesi piano. Lui mi baciava. Lo mandai tutto dentro. «Ahh… sì… bello… mi manda fuori di testa…». Saltavo. Lui da sotto gemette: «Mi spacchi, porco. Ti piace? Il mio culetto lo desideravi? Dimmelo».

«Sì. Ti volevo scopare. A scuola tornavo a casa e mi segavo pensando di scoparti».

«Dai allora dimostramelo».

Sbatteva forte, in tutte le posizioni. Due volte schizzai. Adesso, a tre con la cugina, e appena lei se ne va lui mi scopa e io scopo lui.


Categoria: Amicizia e sesso

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