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Mi doveva curare le emorroidi, ma me lo ha messo nel culo

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20 ore fa
Immagine Mi doveva curare le emorroidi, ma me lo ha messo nel culo

Mi chiamo Paolo, ho trent’anni e lavoro da casa come traduttore. Adoro vestirmi da donna: è il mio segreto più intimo, il piacere che coltivo da solo con un cazzo finto che uso almeno una volta al giorno. Il mio sogno più grande è trovare una sissy come me oppure una donna che mi accetti completamente, che mi scopi mentre indosso collant e reggiseno, che mi tratti come la femmina che a volte sento di essere. Nel frattempo vivo di fantasie e di solitudine.

Un giorno le emorroidi cominciano a farmi male in modo insistente. Decido di prenotare una visita privata. La dottoressa che mi accoglie è una donna davvero in carne, alta quanto me ma quasi il doppio di peso. Ha uno sguardo sicuro, professionale e al tempo stesso curioso. Mi invita a spogliarmi. La osservo mentre mi guarda: i suoi occhi scendono sul mio cazzino piccolo, poi si concentrano sulla zona che le interessa. Controlla le emorroidi, le trova infiammate, mi prescrive una pomata e mi invita a rivestirmi.

Prima di congedarmi, però, mi fa una domanda diretta: «Come mai le ha ridotte così?». Decido di essere sincero. «Dottoressa, sono gay e mi masturbo con un pene finto almeno una volta al giorno». Lei sorride, un sorriso che non giudica. «È il primo che mi dice la verità. Non frequenta uomini?» chiede. «No. Il mio sogno è trovare una donna che ami scoparmi e vestirmi da donna». Lei annuisce, pensa un attimo, poi aggiunge: «Capisco. Sai, sono single, vivo sola. Ti piacerebbe farlo con me?». Il cuore mi sale in gola. «Sì, dottoressa… magari».

«Ci sentiremo presto. Tu usa la crema e guarisci». Ci stringiamo la mano e ci salutiamo. Esco dallo studio con il cuore a mille. A casa applico la pomata e, per una settimana intera, resisto alla tentazione di masturbarmi. Poi arriva la telefonata. «Senti, domani è domenica. Se vuoi venire da me, ho dei vestiti di quando ero più magra. Ho anche una parrucca».

La prima domenica da Lorenza

Salgo in auto vestito da uomo e mi reco a casa sua. Entra, mi fa spogliare, controlla le emorroidi: stanno meglio. Poi si spoglia anche lei. Resta nuda davanti a me e io resto senza parole. Seno enorme, fianchi generosi, un culone pieno e morbido. Lei abbassa lo sguardo un istante. «So che sono grassa. Vivevo con mia mamma. Poi si è ammalata di tumore e dopo alcuni anni è morta. Sono entrata in depressione e ho messo su peso». Mi viene spontaneo abbracciarla. Lei ricambia, e dal contatto nasce un bacio. Ci sediamo nudi sul divano e beviamo un whisky.

«Sai, non so neppure come ti chiami» le dico. «Lorenza». «Che bel nome». Continuiamo a baciarci. La sua mano scende e tocca il mio cazzo, che è ancora mezzo moscio. «Ti prendo i vestiti, va bene?» chiede. «Certo, tesoro». Lei si alza e torna con autoreggenti, guêpière, un reggiseno in cui infila dei fazzoletti per farmi il seno, un tubino nero e una parrucca. Mi trucca con mano esperta. «Guardati». Mi osservo allo specchio. «Come sono bella…» sussurro. «Sei fantastica» risponde lei. Mi sistema la parrucca. «Wow, sembro una donna» esclamo. Lei sorride. «Sì, e sei molto bella. Quasi quasi ti porto a battere». «No dai, non dire così». Lei ride. «Scherzo. Ma se volessi, tu diresti di no?». «Non so, padrona. Io voglio essere solo tuo».

Esce dalla stanza e torna con un grosso strap-on. Mi prende per mano e mi porta in camera. «Mettiti a pecora». Mi tira su il vestito. Mi guardo allo specchio: vedo una donna dal viso curato, con le tettone finte e il corpo di Paolo sotto. So che sta per scoparmi e l’eccitazione mi monta. Lei si spalma la crema e poi entra in me. «Ohh, che bello» gemo. Mi prende per le anche e inizia a scoparmi con colpi regolari e profondi. Vedo le sue tette enormi che ballano a ogni spinta. Una sua mano scende e mi palpa il cazzo. «Wow, ti stai eccitando». «Sì… ho schizzato e colo». Continua ancora un po’, poi estrae lo strap-on e si sdraia. «Dai, infilami il cazzo».

Devo ammettere che adesso ho un’erezione. A fatica entro nella sua figa carnosa e calda. Starle sopra, sentire la pancia morbida e le tette contro di me, mi sembra di volare. Faccio solo due colpi e vengo. «Wow, sei venuto dentro di me» dice. «Sì, mi ecciti. Sei strano. Agli uomini non piaccio di solito». «A me sì, e tanto». «Ok, ora lavo lo strap e poi mi scopi tu, va bene?». «Sì» rispondo. Torna, me lo fa indossare. Così vestito da donna, con lo strap-on sul tubino, inizio a scoparla. «Ahhh, come lo sento bene». «Scusa, sai, ma questo è un cazzo». «Padrona, non mi arrabbio di certo. Pensa a godere». E lei gode, eccome se gode. La scopo a lungo, con ritmo crescente. Poi mi dice: «Dai, ora spogliati e inculami». Le obbedisco. La inculo guardandola allo specchio. «Che bello… un uomo che mi scopa e mi incula». Spingo e lei geme sempre più forte. «Ahhh, dai che vengo… vengooo!». Si gira. «Dai, leccomi». Lecco la sua figa e sento quanta sborra ha rilasciato. «Sai di buono, padrona». «Dai, chiamami Lorenza. Non sono la tua padrona». «Va bene, Lorenza. Ti amo. Ho goduto tanto e mi piace scoparti».

Il testosterone e il cambiamento

«Ok, ti procuro del testosterone. Mi piaci maschio, sai». «Va bene, come vuoi tu». La domenica successiva mi fa prendere del Viagra. Il cazzo è duro come non mai. «Vuoi scoparmi?» chiede. La scopo, ma non durò a lungo. «Che bello sentirmi piena della tua sborra». Poi indosso di nuovo lo strap-on e la scopo. Lei gode tantissimo. Dopo la lecco a lungo e la faccio venire di nuovo. «Wow, sei fantastico». Dormiamo insieme. Io mi sento protetto da lei.

Inizio a prendere il testosterone. Il cazzo diventa più duro e un po’ più lungo. La chiamo e glielo dico. «Dai, vieni sabato mattina». Arrivo e la trovo già nuda. La metto a pecora contro il tavolo e la scopo. Questa volta resisto. Lei viene e io la riempio. «Wow, sei sempre meglio» dice felice. Poi mi dà il Viagra. «Dai, ti voglio in culo». La inculo e sento quanto è caldo e stretto. Sborro di nuovo. Rimaniamo abbracciati. «Sai, mi sto innamorando di te» mi confessa. «Anche io» rispondo. Pranziamo. Ancora Viagra e la scopo a lungo: viene due volte. Poi mi dice che mi vuole in bocca. Mi spompina e mi beve tutto. Nel pomeriggio dormiamo. La sera usciamo a cena. Dopo cena mi succhia di nuovo e poi la scopo. «Wow, mi riempi di sborra». Dormiamo. La domenica mattina: colazione, Viagra e la scopo a pecora, in piedi. «Sei fantastico» mi dice. «So che sei più giovane di me – ha cinquant’anni – ma dimagrirò. Ora che ti ho trovato, devi essere mio». «Sì, amore» rispondo. Con il testosterone ho sempre voglia e lei è sempre pronta: figa, culo, bocca. Mi fa sborrare tantissimo.

Così mi trasferisco da lei. Scopiamo ogni sera. Lei dimagrisce un po’, ma a me piace in carne. Nei fine settimana, con il Viagra, scopiamo per ore. Dopo alcuni mesi è dimagrita di più. «Sai, ho voglia di cavalcarti» dice un giorno. Mi monta e mi cavalca a lungo, anche due ore, venendo più volte. «Sai, erano anni che non andavo con un uomo. Ora voglio recuperare». Poi si sdraia e io le sborro dentro.

Quindici anni dopo

Ora sono passati quindici anni. Devo dire che ci siamo davvero trovati bene. Lei ha sempre saputo gestire le mie voglie: quando desideravo vestirmi da donna e farmi scopare, era sempre pronta, senza giudicare e sempre vogliosa del mio cazzo. Si è tenuta magra e sa esattamente come farmi godere. Anche il pompino con il cazzo finto in culo mi ha fatto godere davvero tanto. Anche se sono più giovane, lei rimane il mio sogno di donna: quella che mi accetta con tutti i miei difetti e le mie perversioni.

A volte, la sera, usciamo in auto e poi passeggiamo: io vestito da donna, truccato, e lei con la minigonna – ha un paio di gambe splendide. Molte auto si fermano per chiederci se vogliamo divertirci insieme, ma noi preferiamo i trans agli uomini. Spesso ne carichiamo un paio e ci piace farci inculare mentre ci baciamo. Godiamo moltissimo, e chiaramente facciamo usare loro il preservativo. È una perversione che ci ha preso. Anche lei gode molto col culo e io, grazie alle pastiglie, mentre vengo inculato sborro. Poi, dopo aver salutato i trans, lei mi cavalca venendo con la figa e infine io le sborro dentro.


Categoria: Amicizia e sesso

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